24.6.06

GENERAZIONI E POLITICA


Da generazioni ideologizzate siamo passati a ideologie senza generazioni? Oggi, i figli delle generazioni che hanno vissuto le contestazioni degli anni sessanta e settanta, si frammentano politicamente in un universo di movimenti, talvolta con forti basi ideologiche altre, invece, privi di riferimenti politici tradizionali. Che cosa è cambito nel rapporto dei giovani con la politica e cosa è rimasto, a chi negli anni sessanta e settanta aveva venti o trent’anni, del “fervore rivoluzionario”?

11 Comments:

At 3:53 PM, Blogger testimonianze said...

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At 2:36 PM, Anonymous Leo 30 said...

Delle idee della rivoluzione politica e culturale che ha scosso, insanguinato ma anche svegliato l’Italia negli anni sessanta e settanta è rimasto un residuo stantio che fa poco onore a chi in quegli anni ha lottato, a chi ha subito e a chi ci è morto. Cosa resta dei “maestri” del libero pensiero, del “lavorare tutti lavorare meno”, della “fantasia al potere” ma anche del “pagherete tutto pagherete caro”? Ma, in particolare, cosa è rimasto dell’”Uomo a una dimensione” di Marcuse, del libertarismo di Lotta Continua, delle migliaia di ore passate nei collettivi? Si nasce incendiari e si finisce pompieri? Mi piacerebbe sapere da chi ha vissuto in prima persona quel periodo, da chi aveva venti o trent’anni negli anni sessanta e settanta cosa pensa di quello che oggi è rimasto di quel periodo. Avete perso o avete vinto?
Molti hanno vissuto quelle idee con una serietà spesso pericolosa. Ho molta più stima per chi, come Elio Petri, uno fra i più grandi registi italiani, ha affrontato quelle idee con convinzione ma con la giusta dose di ironia. Io sono per il suo “Marxismo Mandrakismo” del film “La proprietà non è più un furto”. Ai macellai si deve rubare il coltello!

 
At 7:00 PM, Anonymous Maurizio 54 said...

Non sono mai stato un fanatico da giovane ma ho sempre seguito direttamente i movimenti e i dibattiti dagli anni settanta ad oggi con passione incontrando tante persone piene di entusiasmo e di idee per il futuro. Noto che di quel periodo mi è rimasto l'idea dell'impegno civile come strumento per il cambiamento della società e noto con piacere che i miei figli di 25-26 anni hanno la stessa passione e insieme partecipiamo hai movimenti di oggi. C'è un filo che unisce le generazioni e non solo quelle di oggi con quelle di ieri ma con quelle di sempre, il filo di alcune idee che non tramontano mai: l'impegno democratico, la pace, la solidarietà e la giustizia.
Penso che i grandi momenti (come il '68, o il social forum di Firenze del 2002) comunque non passano invano, sono tappe importanti di presa di coscienza che ci permettono di progettare nuove forme di società.

 
At 9:34 PM, Anonymous Mary, 34 said...

Eppure, la generazione che ci ha preceduto ha lasciato alla nostra ben pochi "grandi" ideali. Nonostante le loro lotte, l'impegno, il sessantotto, alla fine si sono assicurati un bel posticino di lavoro e hanno lasciato ai loro figli una società che non è esattamente "il migliore dei mondi possibili".
E' vero, i giovani sono apatici, demotivati e disimpegnati, ma c'è forse qualcuno che insegna loro i valori?

 
At 3:12 PM, Anonymous gabriele59 said...

si dice che i giovani sonop apatici, demotivati,individualisti.
Se ciosì è, la colpa è di chi ha insegnato loro quanto si può predicare bene e razzolare male. Ovvero: rivoluzione culturale, giustizia e uguaglianza ma poi...salvarsi da soli con uno zio che ti mette in un posto ben retribuito, con un politico che ti fa fare carriera...
E oggi quando il giovane cerca lavor e si dibatte in un precariato senza futuro senti i soliti (perché sono senmpre i soliti)soloni che dicono ..ma questi giovani dovrebbero coltivare alti ideali,non meschinerie come casa e lavoro
Diceva bene Brecht quando osservava (per quei tali )parlar edi mangiare è cosa bassa .si capisce hanno già mangiato ,loro.

Brecht si rivolgeva ovviamente ai conservatori ma oggi l'osservazione vale anche per molti progressisti

 
At 4:31 PM, Anonymous Giorgio 61 said...

Ha ragione Gabriele. Sono i soliti che ci rompevano le macchine, che occupavano piazze e strade e gli davano fuoco, gli stessi che non avevano problemi a giustificare e affiancare le BR, sono proprio loro che si permettono di criticare una generazione di giovani perché pensa ai problemi reali e non a ideologie. E sono gli stessi che tornavano, dopo una bella scorribanda per le strade, alla loro ricca casa da figli di una famiglia benestante. E sono gli stessi che adesso parlano di idee liberali quando negli anni settanta dichiararsi liberale equivaleva a confessarsi come reo fascista.

 
At 5:40 PM, Anonymous Tommaso23 said...

Intanto vorrei spezzare una lancia in favore dei giovani di oggi: cresciuti al termine del cosiddetto "riflusso" degli anni ottanta che ha tenuto la maggior parte delle persone alla larga della politica (e di cui paghiamo lo scotto anche all'interno delle strutture partitiche), sono molti i ragazzi che oggi si mobilitano attorno a questioni definibili come politiche in quanto strutturanti la società secondo l'opposizione amico/nemico.
L'attivismo politico all'interno di movimenti di varia natura è una realtà, non una placida speranza.
Mi chiederei quindi se non stiamo scambiando la crisi della politica per la crisi dei partiti, i quali, loro sì, vivono una crisi di funzione profonda.
Vorrei anche demistificare questo vero e proprio culto che si ha del '68: la rottura generazionale verificatasi in quegli anni ha, a mio avviso, radici strutturali piuttosto che legati ad una società che si preoccupava ben più di questa di difendere valori elevati. In realtà, per forza di cose, la società giovanile alla fine dei sessanta fu la prima a potersi occupare di certe cose. Il famoso passaggio da valori materialistici a valori post-materialistici mostrò proprio in quegli anni le sue prime evidenti contraddizioni. I giovani di allora erano davvero molto diversi dai loro padri. Diversa è la condizione per le generazioni di oggi: in parte figlie di quegli anni, in parte generate dal riflusso.
Il '68 ha lanciato grandi intuizioni, ma anche contraddizioni (in questo senso si possono leggere ad esempio i pensieri di Pasolini) e ha avuto certo il merito di emanciparci dalle tradizioni, senza però indicarci la direzione di questa emancipazione: sappiamo in un certo senso di essere stati liberati da qualcosa ma non sappiamo verso cosa ci siamo mossi.
L'individuo di oggi si trova ad avere la libertà di cotruirsi una propria personalità, aderendo coscientemente ai valori che ritiene più importanti, ma, d'altro canto, è più solo e isolato rispetto ai giovani del '68, i quali avevano di fronte un mondo, o rosso, o nero.

 
At 5:41 PM, Anonymous luisa 29 anni said...

Sì, ma adesso sta a noi.
Basta incolpare le generazioni precedenti. Adesso la storia siamo noi, e davvero, se ci sottraiamo ci meritiamo le accuse di apatia.
Siamo noi trentenni che dobbiamo tirarci su le maniche e iniziare a lavorare: cos'altro aspettiamo?! abbiamo la maturità, la formazione e l'energia per farlo; nascondersi dietro a scuse del tipo "ci hanno lasciato un mondo ingestibile" è solo un rinunciatario nascondersi dietro un dito.
non è vero che siamo troppo occupati dal lavoro: chi non lo è, eppure il modo di darsi da fare si trova sempre.
Perchè non crediamo nella forza di tante persone che si impegnano insieme? perchè non abbiamo più fiducia negli ideali condivisi?
Qualche giorno fa un amico mi ha detto questa frase: "una persona da sola che sogna è un idealista, tante persone che sognano insieme è la realtà che inizia".
E allora, cari colleghi trentenni, cominciamo a farla iniziare questa realtà!

 
At 4:09 PM, Blogger severino said...

Su questo ho veramente già espresso quel che avevo da dire (rapporto fra generazione del '68 e generazioni attuali) nel mio intervento introduttivo a "Generazioni a confronto".
Il tema oggi non è più l'ideologia.
In modo non ideologico, i temi sul tapprto sono pace, diritti umani e cultura della convivenza.
Ce n'è del lavoro da fare.

 
At 9:22 AM, Anonymous Francesco 29 said...

Delle idee rivoluzionarie che hanno movimentato l'Italia negli anni'60 '-70 non rimane molto.
Molti dei personaggi hanno intrapreso strade diverse passando spesso da un estremismo all'altro, non abbandonando l'estremismo verbale, ma piegandolo a interessi di parte opposti agli ideali per cui lottavano allora. Molti sono approdati a un estremismo ora reazionario, non meno intollerante di quello degli anni di gioventù, che era caratterizzato da settarismo e mancanza di realismo.
Hanno perso o hanno vinto?
E' difficile dirlo. Dipende da che punto di vista. Certo quegli anni sono serviti a qualcosa. I risultati potevano essere migliori, ma se non ci fossero stati quegli anni dove saremmo oggi?
Entusiasmo, passione, impegno civile sono eredità positive di quegli anni. Alcune idee riuscirono a farsi spazio. L'autorità si indebolì, la società divenne più aperta, le relazioni tra i sessi cambiarono, mutò l'atteggiamento dei giovani verso la politica.
Su un piano più pratico dalle lotte per i diritti civili e sindacali arrivarono la legge sul divorzio e lo Statuto dei Lavoratori. Gli operai riuscirono ad ottenere diritti democratici che prima non avevano, per esempio relativamente all'orario e alla possibilità di tenere assemblee nelle ore di lavoro.
Tuttavia la maggior parte delle idee dei contestatori furono sconfitte.
Quei giovani volevano una trasformazione rivoluzionaria che non ci fu. Tentarono di sfidare i valori dominanti della società in cui vivevano, si ribellarono non solo all'autorità, ma anche al capitalismo e all'individualismo in nome dell'eguaglianza sociale e della democrazia diretta.
Il capitalismo trionfò, la modernizzazione avanzò affermando sempre con maggior vigore valori consumistici, collettivismo e egualitarismo persero su tutti i fronti. Ci fu dunque un'emancipazione che prese una direzione imprevista. Dopo lo sforzo di rovesciamento dei valori tradizionali si passò a un mondo nei quali i vecchi valori non erano stati sostituiti dai nuovi.
Cosa resta ora degli ideali di egualianza? Ora, come dice Gabriele, è molto diffusa una cultura basata sulle raccomandazioni, le parentele, le conoscenze, un modo di fare difficile da sradicare, un atteggiamento praticato spesso da molti, indipendentemente dalle idee politiche di riferimento.
A volte provo difficoltà a misurarmi con il tema del confronto generazionale perchè le sfumature sono tante e a volte non è semplice tracciare un confine.
Quindi mi resta difficile accusare un'intera generazione, sia quella dei nostri coetanei o quella dei nostri genitori.I nostri stessi genitori hanno età e percorsi diversi.Alcuni tra loro magari hanno potuto accedere a professioni dignitose, partendo da una situazione sociale svantaggiata, mentre magari ora gli studi non danno più queste certezze..
Parlando di giovani e ideali.penso che dieci anni fa il rapporto tra giovani e politica era diverso da oggi. Io ho studiato in un liceo abbastanza movimentista e quindi mi ricordo le occupazioni, le assemblee, i dibattiti, le manifestazioni,la contestazione contro la prima Guerra del Golfo, i tanti "sciopero"segnati sul libretto delle giustificazioni. Tuttavia probabilmente , ma forse è solo una mia impressione, c'era allora meno interesse da parte della maggior parte dei giovani verso certi temi. Si era ancora in una fase di riflusso post-rivoluzionario, quel riflusso di cui parla Tommaso.
Negli ultimi anni molti giovani hanno partecipato alle marce per la pace, ai movimenti, si sono impegnati per l'ambiente, per il commercio equo, per i diritti umani. Insomma forse mi sbaglio ma mi sembra che i giovani siano più interessati alla politica rispetto a quando frequentavo il liceo. Probabilmente saranno sempre una minoranza i giovani impegnati, ma tanti sono attivi nel volontariato, in associazioni, più che in molti altri paesi europei. Sono giovani che credono nei valori di cui parla Maurizio, pur magari non facendo politica intesa come militanza di partito. Giovani che magari hanno anche problemi di disoccupazione e inserimento nel mondo del lavoro, ma non per questo pensano solo a se stessi. E' importante che molti di questi giovani rigettino la violenza e che questo li distingua da chi, a quei tempi, come dice Giorgio, non esitava a giustificare qualsiasi forma di violenza o lotta armata.
Poi è chiaro ci sono realtà in cui ci sono anche giovani apatici e privi di ideali, ma tutto dipende dall'ambiente in cui vivono, in famiglia e a scuola, dalle motivazioni che incontrano.
Quando a scuola e in famiglia certi valori hanno poco spazio, non c'è dialogo e prevalgono i cattivi modelli della tv che esaltano il successo individuale, l'apparire, non certo la solidarietà

 
At 12:59 AM, Anonymous Anonimo said...

Io c’ero, ricordo e racconto:
Il '68, anno simbolo della ribellione italiana, era stato alimentato in origine dai già esistenti fomenti giovanili in atto a livello mondiale con in testa Inghilterra e Stati Uniti. Il seme gettato dal Beat di Carnaby Street, dall' ideologia hippy e simili rappresentava per le generazioni adolescenti del momento una strada luminosa e facile per uscire dalle imposizioni culturali della Società in atto. Le prime bandiere gialle infatti furono l'abbigliamento e l’espressione musicale.
Libertà di espressione individuale assoluta era quindi da considerarsi il fine originario.
La ribellione giovanile italiana tuttavia non ebbe il motivato contesto di un palcoscenico anche insanguinato dal conflitto US - Vietnam come oltreoceano. Da noi originò come emulazione snobistica soltanto, ma il coinvolgimento generalizzato di una intera generazione non poteva rimanere inosservato, appetito e ….strumentalizzato, come in effetti lo fu Il ‘ 68 italiano fu quindi solo politica e dalla politica sporcamente gestito sfruttando un magma già pronto all’uso, ma ancora da incanalare.
Certamente si risolse con notevoli cambiamenti sociali e di costume ma, come fatto notare in altri commenti, il cambio fu solo di guardia ed il fine degli “impuri” fu unicamente di portarsi a casa una sostanziosa pagnotta incartata in una pagina ideologica. E furono i più!
Strutture pubbliche mai esistite nacquero per creare, o crearsi, innumerevoli soleggiati posti retribuiti a personaggi privi d’ogni qualifica meno che quella di tesserato .
Dovere e responsabilità divennero e sono tuttora parole senza significato.
I risultati sono all’occhio di tutti, specie di chi fatica per pagar tributi insostenibili per mantenere un Paese che è nel caos completo e sarebbe meglio peraltro tracollasse e rinascesse che perdurare in una insopportabile agonia.
Istituzioni inesistenti, fallaci e corrotte come avanti ed oltre, repressione esecutiva spicciola dai quattro cantoni, falso ideologico, assenza di giustizia, abuso dilagante, popolazione condizionata in ogni gesto e, peggio di tutto, generazioni attuali maleducate, senza cultura, senza ideali… senza PALLE !!
Moti come furono di Napoli, di Milano, di Torino…a cambiar le cose, da elementi del genere non ci saranno…il paese affogherà per fame .
Appare quindi che le cose non siano voltate assolutamente come veramente ci si sarebbe al tempo atteso scendendo nelle piazze: forse era meglio far qualcosa d’altro alzandosi al mattino.
Il ‘ 68 malgrado il mio impegno di allora, non ha regalato nulla di migliore a questo Mondo, oltre il baraccone attuale !

 

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